Icone di lusso e di stile: Gucci Bamboo

di Giulia Ferri Commenta

Era il lontano 1947: L’Italia intera doveva ancora risollevarsi dalla sciagura della Seconda Guerra Mondiale che aveva lasciato solamente rovine e fame. L’Italia era alle prese con la ricostruzione economica e questo si traduceva in una penuria di disponibilità liquida da parte dei consumatori. Ma era anche in una fase di ricostruzione politica, motivo per cui, la moda doveva sempre cedere il posto a temi più “seri” e più importanti che riguardassero il paese.

Eppure proprio in quegli anni che nasce nel piccolo laboratorio Gucci di Firenze una borsa che rappresenterà per i prossimi sessanta anni un’icona di stile e del lusso più ricercato.  Si dovranno attendere i favolosi anni ’50 per permettere alla Bamboo di lanciarsi come prodotto d’èlite e sognato dalla massa.

Eppure la Gucci Bamboo nasce come design di utilizzo di materie prime facilmente reperibili, in quanto all’epoca, i trasporti difficili e costosi rendevano alcune produzioni sconvenienti sia dal punto di vista produttivo sia dal punto di vista della domanda. Quando si dice: la necessità aguzza l’ingegno.

Ed è così che arriva un’intuizione geniale unita alla creatività commerciale: dal Giappone era possibile importare canne di bamboo a buon prezzo. Utilizzando un sistema di curvatura a fuoco (il bamboo veniva importato verde) era possibile ricavarne dei bellissimi manici, resistenti, leggeri e soprattutto cool.

Il Giappone era il paese più “alieno” dove iniziava a trapelare l’ammirazione per il concetto di qualità della filosofia nipponica, con un tocco di esoticità che conferiva alla borsa uno strano mix di stile italiano e orientale, ma decisamente accattivante.

Non restava che assicurare il manico alla borsa con quattro anelli. Da allora il bamboo è una delle fonti d’ispirazione della maison Gucci: dai manici per gli ombrelli alle stampe sui foulard, dai cinturini per gli esclusivissimi orologi al tacco delle scarpe.

E non ultimo il merito dell’attuale stilista Gucci, Frida Giannini di aver saputo rilanciare l’icona del bamboo.

 

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