Bottiglia d’acqua in vendita a 16 mila euro – i fondi andranno a finanziare i pozzi d’acqua in Africa

di Benedetta Guerra Commenta

Tra le cose più strane che potessi trovare in giro per il web, ho trovato questa notizia: la vendita di una bottiglia d’acqua a 16 mila euro. Quali ragioni ci possono essere, per vendere o acquistare una bottiglia a questo prezzo?

Il primo motivo è quello di mettere in evidenzia la rarità e la preziosità di un bene essenziale per la vita, la quale carenza è la principale fonte di morte nel mondo, mentre il secondo motivo è quello di contribuire a finanziare la costruzione di pozzi d’acqua in Africa.

L’acqua che vende acqua in bottiglia è un’assurdità. Esperti di sviluppo sostenibile dicono che vendere l’acqua in bottiglie da 1,5 litri è uno spreco, ed il riciclaggio delle bottiglie avviene nel 10 % dei casi.

La migliore soluzione per l’acqua nei paese più industrializzati è la bottiglia da 10 litri, nei paesi africani, dove l’acqua e paragonata ad un nostro bene di lusso, la soluzione migliore sarebbe quella di scavare dei pozzi, raccogliere l’acqua piovana ed installare dei filtri.

L’impianti di cui stiamo parlando sono costosi, e comperare una bottiglia a 16mila euro è un modo come un altro di fornire ai paesi poveri un bene essenziale, un diritto di tutti.

Cosa succederebbe se tutte le bottiglia d’acqua venissero vendute a tale prezzo? Forse la gente potrebbe iniziare a pensare, a rendersi conto quanto possa essere brutto non avere la possibilità di bere.

Quant’acqua sprechiamo giornalmente? Troppa, nessuno si preoccupa del terzo mondo, ne di costruire pozzi in paesi poveri, né di creare un sistema di ricircolo di acqua, usato in alcuni stati del sud America e Giappone.

Prendiamo atto di questo: l’acqua è un bene dell’umanità e lo spreco che si fa con essa è inimmaginabile e senza senso. Il sito Charity Water ha voluto mettere in luce proprio questo e ha creato questo evento, che si terrà il 10 marzo dalle 9 del mattino a mezzanotte a Chelsea, proprio per dare un aiuto a tutti coloro che soffrono.

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