Natale 2010, la Regina Elisabetta annulla la festa: c’è crisi!

di Valeria Douglas Commenta

Non ci saranno fronzoli il prossimo Natale a Buckingham Palace. L’intero Regno Unito pare essere in crisi, tant’è che la regina Elisabetta ha deciso di rinunciare alla tradizionale festa natalizia che si tiene ogni due anni.

La sovrana, 84 anni suonati, ha deciso così di dimostrare piena solidarietà con i sudditi disoccupati o comunque afflitti da problemi economici. Meglio la moderazione e niente festa extra lusso che, il prossimo 13 dicembre, sarebbe costata addirittura 50.000 sterline. Mica poco. I dipendenti della casa reale, però, si proclamano delusi da questa scelta improvvisa.

È la prima volta a memoria d’uomo che il party viene cancellato. Siamo tutti molto dispiaciuti perchè è una gran bella serata in cui tutti si possono rilassare. I reali si mescolano con il personale ed è del tutto normale vedere la regina o il principe Filippo ballare con un valletto o con una domestica. Lo champagne scorre come fosse acqua e senti che il tuo duro lavoro è stato apprezzato.

Solitamente un party del genere accoglie 1.200 ospiti. Tra questi, 400 sono dipendenti di Buckingham Palace, Clarence House e del castello di Windsor, più altri 250 membri dello staff che lavorano privatamente per la sovrana. La festa viene finanziata con i fondi privati di Elisabetta, ma il messaggio del Natale 2010 pare chiaro. Soprattutto di fronte a un paese con un debito pubblico record pari a 156 miliardi di sterline, ovvero l’11,1% del prodotto interno lordo. Il portavoce non ha lasciato spazio a dubbi: no party.

La regina comprende la situazione in cui si trova il Paese e voleva dare l’esempio. Qualunque cosa che potrebbe risultare ostentata è fuori luogo. Considerando l’attuale clima economico si è ritenuto appropriato che anche la casa reale mostrasse moderazione.

Se a ciò si aggiunge la dichiarazione di qualche giorno fa di David Cameron, primo ministro….

Anni di sacrifici attendono gli inglesi.

… festeggiare appare cosa così poco adatta.

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