All’asta gli oggetti di Luciano Pavarotti a Parigi e New York

di Redazione 1

Verranno messi per la prima volta all’asta, prima a Parigi il prossimo 6 dicembre, e la prossima primavera a New York, oggetti, quadri appartenuti al tenore Luciano Pavarotti, lo ha reso noto il quotidiano francese Le Figaro.

Prima di essere venduti negli Stati Uniti, i 250 oggetti del cantante, saranno esposti all’Opera di Parigi, al Covent Garden di Londra e poi al Met di New York.

Il suo cappello panama, la Fiat bianca e blu e gli oggetti più personali del tenore andranno all’asta, ed è la seconda moglie di Pavarotti, Nicoletta Mantovani, che ha voluto la vendita poiché spera di raccogliere tra 1,5 e 2 milioni di euro da devolvere alla Fondazione Luciano Pavarotti per la promozione dei giovani cantanti lirici.

Perché l’esposizione alla Royal Opera House di Covent Garden a Londra? Qui nel 1963, il cantante, potè farsi conoscere a livello internazionale, grazie alla interpretazione di Rodolfo nella Boheme. Perché al Metropolitan Opera di New York? Proprio qui, il 17 febbraio del 1972, in occasione dell’esecuzione de ’La fille du regiment’ di Donizetti, il cantante ricevette una standing ovation che lo chiamò al sipario per ben 17 volte.

Grazie il Pavarotti & Friends e le sue numerose collaborazioni (fra le quali in particolare la costituzione del gruppo de Tre Tenori, con Placido Domingo e Josè Carreras), è diventato uno degli artisti italiani più apprezzati.

Andiamo a vedere i pezzi messi all’asta: il 6 dicembre, all’asta organizzata da Artcurial, ci sono un raro acquarello su carta del periodo russo di Marc Chagall, ’Villaggio russò, stimato tra 300.000 e 400.000 euro, un disegno di Giorgio De Chirico, ’Cavallò tra 15.000-20.000 euro, un olio su tela di Massimo Campigli, ’Ragazze che giocano del 1955 tra 200.000-300.000 euro.

La mega asta si terrà a New York in primavera con 250 oggetti: Fiat 750 blu e bianca e pezzi emblematici della carriera e dell’immagine del cantante, dai costumi di scena di Rodolfo (Boheme) e Nemorino (L’elisir d’amore), al cappello bianco che indossava il giorno del suo matrimonio con la Mantovani.

Commenti (1)

  1. La signora – si fa per dire – Nicoletta Mantovani Pavarotti, si dovrebbe solo vergognare, ma non riesce nemmeno in questo. Vende all’asta i cimeli di Pavarotti per fare beneficenza, col ricavato, alla Fondazione Pavarotti, dice, ma la beneficanza la fa a se stessa perchè la Fondazione Pavarotti è sempre lei. La miliardaria signora, si fa sempre per dire, ha certamente ragione nel ritenere tempo perso quello di sperare che il Comune di Modena, come dovrebbe, faccia un Museo Pavarotti, ma gli amministratori passano… L’impaziente miliardaria, ansiosa di relizzare altro immeritato denaro, si priva degli oggetti amati dal consorte per mettere il vil denaro a disposizione della Fondazione che presiede e quindi a se stessa. Io non ho mai amato l’uomo Pavarotti (e in questo sono in compagnia di sue interessate amate, vero?) ma sempre ho amato e amo il tenore Pavarotti. Questo vomitevole togliersi di torno e disperdere il ricordo degli oggetti che in vita lo hanno circondato è appunto vomitevole. Con il dovuto disappunto per la signora – ancora si fa per dire – la città di Modena non merita l’offesa di essere gestita dagli attuali amministratori, ma nemmeno le offese di queste benefattrici…La Mantovani non è che l’erede, ma Pavarotti è di tutti.
    Adriano Primo Baldi

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