Shanghai 2010: Vittorio Sgarbi parla della Sicilia

di Giulia Ferri Commenta

L’Unesco è la più forte arma contro la mafia perché la mafia può essere battuta se la Sicilia è ricordata come luogo della bellezza e non della violenza

Ad affermarlo è Vittorio Sgarbi, non solo celebre per le sue risse in tv, ma anche per avere essere un opinionista a cui obiettivamente si riconosce una certa onestà intellettuale, soprattutto se si tratta di evidenziare i vari intrecci tra politica e Arte o peggio tra malavita e Arte.

Nel corso di una lezione tenuta a Shanghai, nell’atrio dello stand della Regione Sicilia, Vittorio Sgarbi si è a lungo soffermato sui siti indicati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, decantando le bellezze del nostro Paese.

Non parla solo a titolo di critico d’arte e opinionista ma anche in qualità di primo cittadino del comune di Salemi, paese di 11 abitanti in provincia di Trapani.

Vittorio Sgarbi ha voluto parlare di mafia anche all’Expo di Shanghai dimostrandosi pragmatico e per niente incline ai falsi sorrisi di circostanza e alle pacche sulle spalle:

La mafia a Salemi ha avuto una sua stazione stabile. Abbiamo realizzato un meraviglioso museo della mafia che è come il cimitero della mafia. E’ come un sito archeologico. Quando c’è un museo, un sito archeologico, è perché quella civiltà è finita. Nel desiderio che la mafia finisca quel museo rappresenta il flagello della mafia attraverso documenti, filmati, cabine elettorali in cui entri al buio e ti vengono raccontati i misteri della mafia e altro.

Ma nella pienezza di un discorso a 360° non mancano parole d’elogio per il lavoro finora svolto a Shanghai:

L’Italia a Shanghai è migliore che a Casa. Non capita spesso di sentirsi orgogliosi del Paese qui lo sforzo enorme che ha fatto il Commissariato ci restituisce lontano da casa il senso dell’infinito patrimonio artistico storico e tecnologico che ha l’Italia.

E proprio come l’Unesco il Padiglione Italia, grazie alla capacità di esprimere il meglio del proprio Paese, sta svolgendo un ruolo fondamentale nella promozione turistica del nostro grande territorio. Qui ho visto cose che neanche in Italia avevo visto, due meravigliosi Canaletto e i bellissimi paliotti che vengono proprio dalla regione Sicilia presente in questi giorni a Shanghai con dei capolavori sottratti alla mafia. Meraviglie barocche che neanche in Italia avevo avuto modo di vedere ma che qui al padiglione Italiano, assieme alla tecnologia, al know how e alla creatività del nostro Paese, sono testimoni di una storia millenaria simile a quella cinese, e meglio raccontata che in tutti gli altri padiglioni che ho visitato

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