“Qui rido io”, il film su Scarpetta di Mario Martone

di Sonia Pesce Commenta

Qui rido io è il nuovo film di Mario Martone con Tony Servillo

Mario Martone, firma la regia di “Qui rido io”, terzo film italiano in concorso alla Biennale di Venezia. Martone sfila sul red carpet, insieme al suo attore di punta Tony Servillo, per presentare il suo capolavoro cinematografico. Qui rido io, è più di una pellicola: è un ritorno al passato, è un omaggio ai palcoscenici, alla commedia, all’arte teatrale tutta. E’ il racconto della vita di uno dei fondatori del teatro napoletano, Eduardo Scarpetta, capocomico, attore, sceneggiatore, artista di enorme spessore ai tempi della Bella Epoque, della bella Napoli, del teatro viscerale, quello partenopeo del ‘900.

 

Qui rido io, è un film su Scarpetta, padre del teatro napoletano in tutti i sensi: padre di figli legittimi e illegittimi, padre dei De Filippo, Titina, Eduardo e Peppino, padre dei palcoscenici più noti del napoletano, padre di una commedia dell’arte che è rimasta viva e pulsante nel corso dei secoli, specchio di uno stile teatrale credibile perché realistico, perché vero, sprezzante e introspettivo allo stesso tempo. A scarpetta gli onori di aver dato vita a personaggi emblematici, a cui lui stesso ha conferito l’immortalità.

 

Scarpetta ha fatto del suo unico grande amore la sua unica ragione di vita: ecco come il teatro, diventa lo scenario del suo privato, delle sue tante mogli, e dei suoi figli, attori come lui, formati da lui stesso. Una commedia, fatta di chiaroscuri, di alternanze di luci e ombre, contrasti e intrecci, e sullo sfondo la Napoli di un tempo, quella della “Bella Epoque” e le sue infinite contraddizioni, le sue rivincite, le sue lotte e la sua immensa bellezza.

 

Scarpetta, è interpretato dall’immenso Tony Servillo. Il film, vanta un cast notevole: Maria Nazionale, Cristiana dell’Anna, Gianfelice Imparato, Antonia Truppo, tra i principali. Un film, che non è solo il racconto di un grande artista, uno dei più grandi del panorama partenopeo e non solo, è il racconto del suo personale amore per il teatro, della maschera di Felice Sciosciammocca e dei suoi successi, ma anche delle sue battaglie: nel 1900, Scarpetta decise di mettere in scena una parodia di un’opera di D’Annunzio, ma alla prima, il pubblico lo fischierà e verrà trascinato in tribunale per plagio. E’ la lotta di un artista e della sua famiglia, delle mille crepe esistenti nei loro legami ma anche della forza che li unisce, fino alla fine.

Qui rido io, è un omaggio ad un grande interprete, padre biologico di tati artisti, rinnegato, odiato ed amato.

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