La guerra in Iran farà chiudere negozi di lusso anche in Italia

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La guerra in Iran può far chiudere negozi di lusso anche in Italia. L’improvvisa escalation del conflitto in Medio Oriente, segnata da intensi scontri aerei tra le coalizioni internazionali e l’Iran, sta provocando un terremoto operativo ed economico in tutta la regione. Quello che fino a pochi mesi fa era considerato il “motore della crescita” per il mercato globale del lusso, si trova oggi ad affrontare chiusure forzate, interruzioni della logistica e una drastica fuga degli investitori.

guerra in Iran
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Effetti della guerra in Iran farà chiudere negozi di lusso anche in Italia

I principali centri commerciali di Dubai e delle metropoli del Golfo riflettono la gravità della situazione. Molti negozi sono chiusi o operano con regimi ridotti. Il Gruppo Chalhoub, colosso che gestisce marchi del calibro di Versace e Sephora, ha sospeso le attività in Bahrein, mantenendo aperti i punti vendita negli Emirati, in Arabia Saudita e Giordania solo su base volontaria per il personale.

Anche i giganti della tecnologia e dell’e-commerce hanno dovuto fare marcia indietro con Amazon che ha sospeso le consegne regionali e chiuso il centro di distribuzione ad Abu Dhabi. Apple ha confermato la chiusura temporanea dei propri store a Dubai. Kering (Gucci) e H&M hanno interrotto le operazioni in diversi mercati chiave, tra cui Kuwait e Qatar, bloccando contestualmente ogni viaggio d’affari verso l’area.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere: le azioni di LVMH, Hermès e Richemont hanno subito cali significativi (tra il 4% e il 5,7%) in una sola seduta. Sebbene il Medio Oriente rappresenti tra il 5% e il 10% della spesa globale per il lusso, la sua importanza strategica è immensa, essendo stata la regione con le migliori performance di crescita nell’ultimo anno.

Questo significa che si avvertiranno ulteriori perdite. Gli analisti avvertono che il blocco del travel retail e degli scali aeroportuali potrebbe causare perdite per centinaia di milioni di dollari. Inoltre, se l’instabilità dovesse persistere, si teme un effetto domino sulle capitali europee della moda come Parigi e Milano, private dei flussi di turisti alto-spendenti provenienti dal Golfo.

Nonostante marchi come Cartier e Louis Vuitton avessero recentemente inaugurato eventi esclusivi nella regione, l’incertezza regna sovrana anche per il mercato di massa. Primark, che prevedeva il debutto a Dubai per la primavera, si trova ora costretta a monitorare una situazione in rapida evoluzione che mette a rischio i piani di espansione a breve termine.

Il danneggiamento di infrastrutture turistiche d’eccellenza, come il Fairmont Palm di Dubai, funge da monito per un intero ecosistema economico che oggi vede la propria stabilità vacillare sotto il peso della guerra. Una situazione piuttosto complicata che rischia di creare un vuoto incolmabile nel settore del lusso che ha investito tanto negli ultimi anni proprio in Medio Oriente.