Il comparto del lusso molto condizionato dalla guerra in Medio Oriente

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Il Medio Oriente ha rappresentato per anni una terra promessa per il comparto del lusso. Investimenti massicci in nazioni come Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar hanno trasformato centri come Dubai e Doha in hub globali dell’opulenza, capaci di attrarre investitori e turisti ricchi pronti a spendere fior fior di quattrini.

comparto del lusso
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Focus sul comparto del lusso in Medio Oriente

Tuttavia, l’improvviso aggravarsi delle tensioni geopolitiche nella regione del Golfo Persico ha bruscamente interrotto questa traiettoria di crescita, costringendo i giganti della moda a una drastica revisione delle proprie strategie. Le ripercussioni finanziarie sono evidenti nei bilanci del primo trimestre. LVMH, leader mondiale del settore, ha registrato in marzo un crollo delle vendite in Medio Oriente vicino al 70%.

Sebbene il gruppo abbia chiuso il trimestre con ricavi per 19 miliardi di euro, la crescita dell’1% è risultata sensibilmente inferiore alle aspettative, penalizzata soprattutto dai comparti moda e pelletteria. Non meno critica è la situazione di Hermès. Nonostante la forza del marchio, il valore azionario è calato dell’8% a seguito di un rallentamento della crescita (5,6% contro il 9,8% precedente).

Le difficoltà logistiche e la contrazione dei voli internazionali hanno svuotato le boutique aeroportuali, snodi vitali per il commercio tra Europa e Asia, e causato ritardi nelle consegne verso mercati chiave come Kuwait e Qatar. Anche Kering ha accusato il colpo, segnando una flessione dell’11% nell’area e istituendo un’unità di crisi dedicata per gestire l’instabilità. Il problema non risiede solo nella chiusura temporanea dei punti vendita, ma in una trasformazione strutturale della domanda.

La ricchezza della regione, storicamente legata alle risorse petrolifere, non è scomparsa, ma si è spostata. Con la riduzione dei flussi turistici e la partenza dei residenti stranieri più facoltosi, i brand stanno cercando di intercettare questi “capitali in movimento” nelle capitali storiche dello shopping come Parigi, Londra o Milano. Tuttavia, il mercato europeo deve fare i conti con un calo speculare: la diminuzione dei turisti mediorientali verso l’Europa.

Questo stallo prolungato mette sotto pressione non solo l’abbigliamento, ma anche il settore della cosmetica (Estée Lauder, L’Oréal), fortemente dipendente dal travel retail. Mentre il Medio Oriente attraversa una fase di profonda incertezza, il mercato del Nord America emerge come ancora di salvezza, mostrando una resilienza inaspettata con crescite a doppia cifra per marchi come Hermès. La sfida per il 2026 sarà dunque la capacità di mantenere la rilevanza del brand in un panorama globale dove la logistica e la stabilità politica sono diventate variabili tanto cruciali quanto l’esclusività del prodotto.