Sutnaj: luxury art di oro e cristalli

di Giulia Ferri Commenta

Quando l’arte incontra una dimensione materica fatti di foglie d’oro 24 carati, pigmenti in polvere, polveri d’oro, cristalli Swarovski ed altri materiali attraverso i quali l’artista come Sutnaj riesce a esprimere un perfetto dinamismo cromatico e a trasmettere  a chi l’osserva l’idea di un movimento continuo di energia ed emozioni, allora è l’arte che prende una veste luxury che ci piace riproporvi.

Fin dal 1989 l’artista ha compiuto un percorso artistico che l’ha portato a incontrare l’oro, uno dei metalli prediletti per le sue opere e nel 2011, insieme ai cristalli Swarovski, è ancora l’oro a trionfare nei dipinti della nuova serie Eikon che Sutnaj realizzerà in omaggio alle icone di stile, a cominciare dalle star del mondo del cinema, dando vita ad una vivace interpretazione creativa in cui i personaggi dipinti ad olio su tela si staccano dal fondo in oro 24 carati per prendere forma.

Negli Anni Ottanta i quadri di Sutnaj sono stati esposti in numerose mostre internazionali riscuotendo lusinghieri consensi. Poi, dai primi Anni Novanta, l’artista ha iniziato ad occuparsi anche di cinema e di fotografia, introducendo l’uso di quest’ultima nella sua produzione e distinguendosi immediatamente nelle sue opere per l’originale e mai casuale uso della materia, attraverso la quale racconta il soggetto, e del colore, con il quale trasferisce all’opera un senso interiore ed emotivo.

L’estrosa ricerca artistica di Sutnaj viene abilmente elaborata nelle sue tele dove trovano ampio spazio soggetti reali che si caricano di valenze simboliche e che conducono ad altri luoghi trascendentali, dando sostanza visiva a concetti universali radicati nell’interiorità umana e creando un mondo immaginifico dove il patrimonio espressivo comunica per mezzo di immagi-ni che sorgono dall’intimo, avvalendosi dei materiali più diversi che diventano essi stessi tema espressivo delle sue opere.

Materia e colore si uniscono dando luogo ad una sensazionale idea di movimento in un perenne mutamento in cui trova finalmente compimento l’opera. Le forme che ne scaturiscono si caricano di una dimensione metafisica in cui l’osservatore avverte che i soggetti di per sé reali rifuggono dal reale per portare in altri luoghi in un viaggio verso mete sconosciute.

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