Bolzano, la città più cara d’Italia: subito dietro Firenze e Genova

di Gianni Puglisi Commenta

La città che costa di più in tutta la penisola italiana risponde al nome di Bolzano. A sentenziare questa particolare classifica è uno studio dell’Unione Nazionale Consumatori, in cui stati presi come elementi discriminanti, in modo congiunto, inflazione e prezzi.

Al secondo e al terzo posto nella graduatoria delle città più care d’Italia troviamo Firenze e Genova. L’indagine è stata portata a termine anche grazie alla collaborazione con l’Istat e tiene in considerazioni quelle città e regioni in cui i costi sono più elevati in seguito all’inflazione.

A Bolzano, ad esempio, un famiglia composta da quattro persone deve affrontare una spesa aggiuntiva annuale che si aggira intorno a 895 euro. Una differenza veramente sensibile rispetto ai 347 euro di media che una famiglia italiana deve sostenere come spesa supplementare annua. E a Bolzano è stato registrato anche il dato più alto relativo all’inflazione, pari all’1,6%.

Per quanto riguarda Firenze, invece, il picco dell’inflazione è pari all’ 1,3%, con una spesa supplementare annua pari a circa 652 euro. A Genova siamo all’incirca sui medesimi livelli, con 626 euro di spesa aggiuntiva annua e l’1,4% di inflazione.

E il resto della graduatoria? Nella top ten ci sono anche Aosta, Milano e Trento. Rispettivamente hanno fatto registrare una spesa supplementare su base annua pari a 580, 568 e 561 euro. A seguire troviamo Bologna, Venezia, Torino e Cagliari, rispettivamente con 480, 468, 404 e 404 euro. In base allo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, una famiglia di quattro persone, per colpa dell’inflazione allo 0,9%, subisce un rincaro annuo pari a circa 352 euro.

Se il discorso si sposta invece su base regionale, ecco che il Trentino Alto Adige è quella più cara in tutta Italia, con un aumento di spesa annua che si aggira sui 757 euro. Subito dietro c’è la Toscana, con un aumento di 593 euro, seguita a ruota dalla Valle d’Aosta con 580 euro.

Altri dati che, se sommati ad una pressione fiscale molto alta, non possono che mettere in crisi l’intero comparto familiare in Italia.

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