Orogourmet, il cibo al sapore di oro

di Valeria Douglas Commenta

Orogourmet

E’ di moda mangiare l’oro. Ciò che forse vi sembrerà una pazzia è invece realtà. Il merito è tutto di esperti chef spagnoli, capaci di creare con questo particolare condimento i piatti più sofisticati ed esclusivi del momento. Per un tocco di lusso a tavola, dunque, basta rivolgersi a Orogourmet, la società impegnata nella produzione d’oro e argento per rifornire case e hotel.

Una domanda, ovviamente, sorge spontanea: è possibile prima di tutto mangiare l’oro? Certo che : sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea autorizzano la consumazione di questo metallo prezioso se accompagnato da un additivo colorante, l’ E-175. Il mix risultante non ha alcun odore o sapore e viene utilizzato come copertura e aggiunta di piatti gastronomici da rendere ancora più desiderabili.

Tanti sono i nomi dei ristoratori e dei grandi chef di tutto il mondo che, negli ultimi tempi, hanno aderito a questa moda con entusiasmo e, perché no, un pizzico di curiosità: Francesco Paniego, Xabi Pellicer, Susi Diaz, Felix Baztan Ramon Morato, Quique Dacosta, Dani Garcia, Juan Mari Arzak.


L’oro può essere utlliizzato davvero per ogni tipo di cibo liquido e solido: champagne, liquori, oli, cioccolatini. Diversi anche i formati: trucioli, scintille, scaglie da consumare nelle quantità da voi preferite. Ad esempio, per preparare una torta gustosissima, basterà aggiungere come tocco finale alcuni strati di oro commestibile, venduti in una confezione da 12 pezzi. Finissime sfoglie di oro che andranno a fondersi con i palati più raffnati. Oppure, per un regalo sorprendente e più che mai originale , ecco la scatola contenente oro fino commestibile – simile a una polvere – per arricchire i piatti magari delle feste natalizie. Costo della follia, 35 euro.

E pensare che l’usanza di mangiare oro è davvero antica: sembra che la ricetta originale del risotto alla milanese – giallo con il midollo di bue – servito durante le cene di gala degli Sforza, richiedesse l’aggiunta di oro quasi come un simbolo di potenza economica della famiglia.

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