Chanel mette in vendita un boomerang di lusso e la rete si infuria

di AnnaMaria Commenta

Nella moda si sa, tutto è concesso. Forse non proprio tutto considerate le enormi polemiche scatenate dall’ultima trovata commerciale dello storico brand di lusso Chanel.


La polemica sociale è scoppiata dopo che Chanel, che in quanto a buon gusto potrebbe insegnare per secoli a tutti noi, ha ricreato e fatto un restyling della celebre arma-giocattolo. In poche parole, un boomerang di lusso che è stato pubblicizzato involontariamente da un acquirente con un post su Twitter. Il malcapitato ha osato fotografarsi mentre stava giocando proprio con il boomerang e da lì sono cominciati i commenti negativi sulla casa di moda e la polemica social.

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Sia chiaro, per gli internauti il problema non è solo il prezzo dell’oggetto in sè e per sè, che comunque costa 1260 euro, ma il significato che questo oggetto porta con sè. Alcuni commenti negativi accusavano l’azieda di moda di aver fatto impropriamente un’opera di appropriazione culturale, cioè di essersi appropriata di un oggetto culturale tipico degli aborigeni australiani, per trarne profitto e fare mercato.

C’è stato anche chi si è mostrato indignato e sarcastico, e ha considerato una banalità la storia dell’appropriazione culturale scagliandosi piuttosto sul cattivo gusto dell’operazione. Insomma, si riapre un dibattito che da noi è meno sentito ma che in Australia o negli Stati Uniti causa spesso polemiche: il tema dell’appropriazione culturale.

Copiare o citare stili e oggetti di una certa cultura per fare profitti, in grandi Paesi dove molte culture tentano di convivere civilmente rispettandosi, è un tema molto sentito e lo dimostra il fatto che siano stati citati proprio l’Australia e i suoi aborigeni. Anche negli Stati Uniti si cerca di ridurre gli scontri tra minoranze attraverso numerosi tentativi di azione politically correct. Eppure anche di recente Marc Jacobs era stato polemicamente accusato di appropriazione culturale quando le sue modelle avevano sfilato sfoggiando i dreadlocks. Insomma, il confine tra la moda – il vile denaro – e la cultura è molto labile e a volte, come in questo caso, non è molto chiaro in quale modo la moda potrebbe offendere o rispettare la cultura a cui si ispira.

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